La caccia

Un rumore assordante mi distoglie dall’incubo, impiego un tempo infinitamente lungo per capire la provenienza, è la stramaledetta sveglia, sintonizzata su radio DJ che emette ululati strazianti “chi cazzo avrà sintonizzato questa frequenza”.

Dopo la quarta manata alla cieca riesco finalmente a farla tacere, il pulsante snooze non è così facile da pigliare.

Con sguardo tra l’assassino e il deficiente guardo il quadrante, sono le tre e zero zero e penso: ma chi è quel deficiente che ha messo la sveglia a quest’ora.

Sono stato io.

Mi trascino fino al gas e accendo il fuoco sotto la moka, dopo cinque minuti il profumo invade l’angusto locale, tracanno il nero liquido bollente, mi ustiono il palato e finalmente mi accendo la prima velenosa della giornata.

Il cervello inizia a carburare, mi attendono tre ore di marcia con un dislivello di ottocento metri.

La salita si rivela subito faticosa, la pioggerellina leggera ma insistente mi inzuppa la giacca, il sudore si diffonde iniziando dalla schiena, sotto lo zaino, per poi diffondersi in modo uniforme a tutto il corpo, mi scappa un’imprecazione, di quelle da non ripetersi in presenza di umani.

Ma chi me lo ha fatto fare, che gli venga il cagotto.

In un attimo di lucidità mi rispondo che l’idea è stata mia e quindi la colpa è solo mia.

Arrivo finalmente in quota, dopo aver invidiato e maledetto quelli che a quest’ora se ne stanno ancora comodamente nel proprio letto  cerco dove appostarmi.

Scelgo un piccolo e angusto anfratto che si è creato sotto un’enorme sasso, chissà da dove è caduto, chissà da quanto tempo è lì, chissà se è stabile.

Fradicio e infreddolito tolgo dalla borsa la macchina fotografica, monto il teleobiettivo e aspetto.

Non mi sono accorto che ha smesso di piovigginare e un rumore di bestia mi fa sussultare, che cazzo è stato?

Che sia un orso disturbato dalla puzza di sudore che sto spargendo nel bosco?

Il rumore si ripete, è uno strano verso, un misto tra il muggito di una mucca, il belato di un caprone, l’abbaiare di un cane enorme con la raucedine, finalmente realizzo, è il bramito del cervo in amore.

Trascorrono alcuni minuti che sembrano infiniti e finalmente eccolo, fiero, enorme e incazzato, almeno così mi appare.

Il palco è monumentale e la postura è fiera, inquadro, metto a fuoco, scatto ed è già sparito nella fitta foresta.

Non mi resta che incamminarmi sul sentiero del ritorno, anzi no, prima mi accendo un’altra velenosa.

bramito

 

 

P.S.

Balle, il cervo si trovava in un recinto e avevo comodamente  parcheggiato la macchina a una ventina di metri di distanza.

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2 pensieri su “La caccia

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